31.8.06

un reggiseno nel vento

primavera 1999

un reggiseno nel vento

sembra un rondinotto in primavera

lo insegue la vecchia

che

per essere inciampata in una secchia

l’ ha lasciato cadere via

si affanna a braccia alte

le si vedono le ascelle

sempre meno folte

di peli

è estate

un caldo sole estivo

le intiepidisce le ossa

forse il giorno dopo

sarà nella fossa

ma i suoi occhi ora…..

un reggiseno nel vento

ostenta graziose acrobazie

è nero come gli occhi

d’una bambina

una scala d’argento

sostiene il tramonto

e il sole

che stanco

rotola via

è notte

un reggiseno nel vento

ora è indosso

a un seno ben sodo

caldo e scolpito

ora è andato in terra

una mano l’afferra

e lo riporta via

30.8.06

come una pantofola

11/05/2006

come una pantofola

lì schiacciata

sulle traversine sotto i treni

mira a incidere sul senso della storia

così il dolce equilibrio delle tue crisi

mi sembrano parole che arpeggi

sui fili dei panni

le lenzuola sono il dunque steso tra fluttuanti

canestri le donne al lavatoio

senza più le ceste in testa

senza quel delicato sentore

di maligna magnanimità

poche davvero

le nostre intrinseche serate a discutere

di letteratura e bere vino

non sono bukowskiane

non può bastare uno sgabuzzino

una stanza fetida una bottiglia col tappo a vite

a creare un poeta

né parlare di sbronze appoggiato

contro un muro d’una stalla

in emilia le vacche non sono

felici né potrebbero con quella puzza d’acido

che sale dal tuo vomito

poi da un finestrino all’improvviso spunta il mare

e anche quella nostalgia sparisce

sparisce l’allegria d’un viaggio di birra

e i rivoli d’un finestrino a piacenza

i treni tornano a percorrere le pantofole

con le placche di piombo lì appoggiata

su un binario

ma un intercity non passa mai a caso

e un pomeriggio alla stazione

sembrava una buona alternativa

alle chiacchiere di paese

prendi un biglietto e fai un gioco

di quelli che sembrano belli a 20 anni

e a 30 una pantofola ti fa compagnia

con gli zoccoli da infermiere

intanto nel cielo vola un reggiseno nero

come una storia già sentita

in tempi non sospetti

19.8.06

a volte ho versi nella testa

a volte ho versi nella testa

e per pigrizia

non li rendo inchiostro

così sui rami di un albero

restano aggrappati

con la paura del vento

non hanno bottiglie da allineare

o scarpe fetenti

che dovrebbero stare fuori la porta

a volte ho versi nella testa

e per coscienza

non li rendo carne

o è solo pudore

che copre questi seni sudati

e annaspati di vino

il pelo e un’erezione

che a volte scompare in un gioco di mani

è pudore ad accontentare e a fare parlare d’amore

a volte ho versi che piccoli

nella testa

si frantumano sui miei passi

pasti esaurienti

paroline inquiete

senza un briciolo di poesia

il ricordo di una storia

e l’odore della carne

delle cosce

e il sapore...

a volte ho una scarpa ad un piede

e nell’altro

già non lo ricordo più

11.8.06

Ecco versi nuovi nuovi

Ecco versi nuovi nuovi

li avresti letti se restavi

ma se non ci sei

per chi li sto leggendo ?

per quello li vicino al muro

che mi guarda attonito e perplesso

o forse per quello

laggiù affianco alla porta

che sperava in un qualche

verso depresso

in cui si parlasse di tedio

o di donne utopiche e lontane

Mi spiace le mani vanno un po’ a casaccio

e il pensiero lontano da te

sto sprecando tempo e inchiostro

e di certo

la pazienza

di chi ha l’incoscienza

di leggere o ascoltare

questa strana accozzaglia

di parole.

Ecco versi nuovi nuovi

grappoli di paroloni

lunghe notti da leoni

in mezzo a vino birra e idee

domani mi alzerò alle due

con la vescica gonfia…..

e la testa in Paraguay

3.8.06

il relitto stava affondando…

il relitto stava affondando…” –cazzo com’è difficile raccontare la propria storia in tre ore e mezzo -, il capitano Ghirshman osservava la palla demolitrice che la signorina De Lin montava come fosse un toro meccanico, gli veniva un sordo senso di nausea ogni volta gli entravano in casa, non era per la palla demolitrice, ma alla signorina De Lin puzzava l’alito, in verità era un buon rimedio contro i topi; quel giorno il capitano Ghirshman aveva deciso di narrare i suoi viaggi sul mare. Da giovane era partito alla ricerca di Atlantide ed era andato a sbattere contro l’Africa, poi partì alla volta dell’Amazzonia ed andò a sbattere contro l’Africa, poi, ancora, verso le Faer-Oer ed andò a sbattere contro l’Africa, così partì per l’Africa e quest’ultima la trovò.

Al ricordo dell’Africa lo stomaco si contrasse, non gli era mai piaciuta, troppi neri in giro, non riusciva a capire come ci potessero essere tanti Marocchini in un posto solo e dove si trovassero le riserve di tappeti.

…e Chesterton guardava la TV.

Scoreggiò, quel cazzo di Chesterton stava ancora davanti al video, erano più di due settimane che non lo spegneva, quando senti il barrito d’un elefante venire su dal televisore di Chesterton ebbe un conato molto violento; …beh! le donne non erano poi male, al di là del color Nutella, avevano grandi tette e grandi labbra, non solo in viso, poi erano autenticamente generose, specie se le picchiavi, era riuscito a creare anche un discreto business, le aveva trasportate in Europa e loro lo avevano ripagato con parte dei regali che ricevevano mentre passeggiavano per strada la notte.

Il capitano Ghirshman sentì una lacrima di malinconia solcargli il viso, stava chiuso in casa in vestaglia e pantofole con una palla demolitrice impazzita, che qualche volta veniva a fargli visita, e un costante brusio che saliva da un televisore.

Il capitano Ghirshman si alzò, s’era pisciato un’altra volta addosso e ora si sarebbe dovuto… ora si sarebbe… ora… si attacco al whiskey e ne fece un lungo sorsone, ma non lo finì, un randello chiodato gli si sfascio fra capo e collo e lo fece cadere in una pozza di sangue e whiskey.

Due labbroni con rivoli rossi che scivolavano per le guance sorrisero, poi si spensero, tremolavano, piangevano, ricordavano, e la testa del capitano Ghirshman fu colpita ancora, e ancora, e ancora…

Un leone dormiva sotto un albero, gli elefanti si rinfrescavano in acqua, delle gazzelle fuggivano da un leopardo, le iene ridevano spolpando una carcassa, il sole tramontava rosso oltre la savana e…

…e Chesterton guardava la TV.

ti sembra solido settembre

ti sembra solido settembre

coi calzari d’amianto

e il vestito di chiffon?

ti sembra che si getti in un fiume in piena

che respiri del gusto amaro

dei petali in fiore?

il mare sta piovendo tra i lastroni

scorre tra le scuri di plastica verde

perde tempo a contare le foglie rimaste sugli alberi

ti fidi dei grappoli d’uva

tutti piccoli raccolti a 18° zuccherini?

ti fidi di una barca della panca del bordo

di discutere di un sordo compratore di baguette?

vendimi settembre la tua malinconia

quella che a settembre mi fa ricominciare a respirare

la vita

vendimi un volante una scatola di bon-bons

una confezione di cerotti anticoncezionali

dammi il cero il sidro il bordo

una pizza una stazione la radice d’una quercia

dammi un paio di slip che facciano

pendant con gli interni dell’auto

ti sembri solido settembre oppure

sei una truffa ben ordita

ai danni dello stato?

sei un cammello? un caimano?

un camaleontico ritorno al lavoro?

sei il pezzo di gesso con cui disegnavo le campane?

la pioggia che cade su un’auto

dei vetri appannati?