30.12.06
è un palazzo di cartone
uno scarpone vecchio
un pistone
lo stupefacente ingresso di un hotel di periferia
è carne e carbone
due momenti di indugio in un’opera
del tardo ‘400
una patina di vetro nell’inconsistente ieri
le piattole all’autogrill
e la realtà gli scorpioni
la cronachetta rosa
le scale scese due a due al tuo fianco
il non riuscire a vedere
dove porta la stradina in curva
è zio sam
il pulcino che ingrassato
va in forno con le patate
l’estate l’inverno
è grande molto più grande
del tram
le nomine scorrevano economiche
in frammenti di quarantennio
qualcuna prostituita
altri schiacciati a terra piangevano
in una semiautomatica strada di perdizione
ogni secondo era buono per essere perdita di tempo
ogni attimo un cammino di fede
ogni barlume di logica un’ultima speranza
di comprensione
è un tubo di gomma
una ferramenta
l’assorbente felice
per essere stato utile
tutto vergognoso
è che la scorsa estate mi sono perso
le biglie di vetro e ora vedo i ciclisti in tv
(2005)
25.12.06
Sono svenuto le scuole da tempo mi aspettano
al varco cosa mai potrò dire loro
“scusate non sapevo” in realtà non credevo che ci saremmo
rincontrati
sto un po’ fiacco a saggiare la consistenza di un mattone
un sacco di cemento nello scarico
l’etterno dolore d’un banco alla vita
i pomeriggi a infiltrare le magliette con lo sguardo
pensare sognare
e dimenticare cosa dicevo un dì
ora la cosa che più vorrei
sarebbe il bacio di Tersite
a saggiare la distanza tra
la verità e l’infamia
i fogli di carta mi stanno ad aspettare
sotto un cielo di stelle rosse
e fuliggine
incastonati tra le frasi nella notte di Natale
bimbi anziani la bimba che dal fonte è scesa
nella mangiatoia
l’asfalto la sabbia e le palme
orrendamente stuprate dalle luci
e dalle renne che si rincorrevano
tra i balconi d’un palazzo di 6 piani
le vedo le scuole mentre passo tra le strade
la macchina mi ha donato un rumore nuovo
la pancia è diventata un’astronave interstellare
c’è solo la musica a rallegrare le mie sortite su 4 ruote
“si credeva un punto e basta
era solo un punto e a capo”
sospeso tra Rodari
e Mercanti di Liquore
nella confusione versi si fondono
confondono
cullano e portano a ninnare
l’ultimo frammento di un caldo Natale
21.12.06
maneggiare con cautela
si entra nel regno dei soli
dei vivi alberi
degli indelebili ricordi
con le acque che sgorgano dalle rocce
e il giovane pan – mai bello –
che suona la siringa
e poi la abbandona sulla spiaggia
infetta
che voci noiose
annoiato nel panico del panico
con la serena serietà
d’un suonatore di controfagotto
ho perso la lingua e la voglia
di invertire le parole
quanti ricordi bisogna avere
per scrivere una poesia?
in quale infinitesimale
angolo del mondo gettare l’occhio
e poi perdere ore a cercarlo tra l’erba
alta – sai, era di vetro… –
scaffali da ferramenta pieni di libri
e raccontare quello che hai intorno
- prova a parlare del mare -
e la polvere?
chi dirà della polvere degli acari
delle lampadine fulminate?
eccone una da 40 watt col il filo ancora intatto
e l’altra lì
nel secchio della spazzatura
pronta a dipanarsi
nei versi nati
in un paese di mare
(2006)
18.12.06
Allarme rosso 2
“[…] dobbiamo ricostruire i rapporti tra gli uomini sulla giustizia e sulla solidarietà. Altrimenti saremo condannati all'autodistruzione, non ci saranno vincitori ne' vinti, l'"esperimento umano sarà fallito.Praticare la Dichiarazione universale dei diritti umani e' l'unico antidoto per vincere il cancro della guerra che sta divorando il pianeta. E' il primo dei compiti da scrivere nella nostra agenda, riuscirci e' davvero nelle nostre mani. Basta guerre, basta morti, basta vittime.”
Gino Strada
All’ appello hanno risposto: Thomas Bires (Roma), Came (Bologna), Francesco Cattani (Bologna), Maria Pia Cinque (Bologna), Alberto Corradi (Bologna), Simone De Berardinis (San Benedetto del Tronto), Manuel De Carli (Roma), Edoardo De Falchi (Roma), Mattia Di Rosa (Marina Di Massa), Dr. Pira (Roma), File (San Benedetto del Tronto), Pierluca Galvan (Vicenza), Luca Genovese (Bologna), Francescsa Gentili (Macerata), Francesca Ghermanti (Bologna), K.T. (Parigi), Rocco Lombardi (Latina), Vincenzo Leopardo (San Benedetto del Tronto), LRNZ (Roma), Maicol & Mirco (Grottammare), Nardi_Scopetta (Macerata), Nicoz (La Rochelle), Lapis Niger (Bologna), Old School (San Benedetto del Tronto), Claudio Parentela (Taranto), Paolo Parisi (Bologna), Sara Pavan (Bologna), Tuono Pettinato (Pisa), Erika Preli (Urbino), Elena Rapa (Urbino), Ratigher (Bologna), Paper Resistance (Bologna), Maurizio Ribichini (Roma), Angelo Rossi (Frosinone), Nino Terremoto (Udine), Little Tony (Pescara), Ultron 9000 (Bologna), Whena (Pisa).
L’ intero ricavato della vendita dei disegni sarà devoluto ad Emergency.
Se per questo Natale quindi siete indecisi tra una cravatta o un profumo scegliete una tavola a fumetti. Farete così un regalo a voi stessi (o a un vostro fortunato amico) e allo stesso tempo un regalo a qualcuno così sfortunato da conoscere la guerra senza bisogno di vederla in Tv.
Magari diventerà vostro amico anche lui.
Buon Natale.
Blues in tre giorni e mezzo di scuola
col sole che brucia e il sale del mare
mentre percorri
le stive dei bastimenti che sfuggono..
agli oceani lenti
olezzi di olio
si impregnano ai vestiti ed
impegnano la pazienza delle
...............................lavanderie
che soccorrono i pesci nel mare
e i merluzzi a teatro
Blues del monte caduto in disgrazia
durante la breccia di Porta Pia
col bragone in mano scappava
scappava via
non era un monte ma un vecchio di
................................................ronda
al semaforo che controlla i
pensieri di quanti
si fingono santi per non
stare a pagare il canone
Blues delle donne cattive e depresse
di quelle impresse
nella memoria e nelle imprecazioni
di storie scalmanate
poesie brutte e copiate
senza alcun rimpianto
Blues al muro del pianto
lo racconto fino a ieri
ero tonto
e mi perdevo a osservare la
..............................scarpata
ora è la scarpa che mi
.....................interessa
e il merluzzo lo lascio nel
..................................frigo
Blues d’una notte
d’una pasticca d’una sera
che si scrive da se
mentre il giorno si srotola via
..............Poesia? no
pensieri alla cieca
e la lingua arraspata di
................................vino
(2000)
15.12.06
le spiagge sono più affollate
anche le scarpe adesso non vanno bene
ho la pancia sudaticcia
un cappello quel senso di fastidio che
d’estate m’accompagna
sempre
mi ritrovo a passeggiare nell’acqua
un po’ come fanno le vecchie
a parlare di religione matrimoni
a guardare gli animatori d’acquagym
osservo il mare
l’orizzonte ti perdo perso dietro i miei pensieri
le barche i pattini gli scogli
già gli scogli messi lì per ostacolare il mare
e le sue giuste pretese di libertà
seguo il filo dei miei pensieri
tra le ali…
il sole che scalda e al largo le barche
con le vele spiegate
già le vele…
lo sguardo torna alla spiaggia alle chiacchiere
alle ragazze agli schizzi ai costumi
e mi scopro a parafrasare Campana
le pocce le pocce le pocce
sibilavano strascichi di sushi
tra i tavoli d’un ristorante alla moda
le strade invase da babbi natale fulminati
un corposo bosco di gerani
aveva coperto le coscienze e i ricordi
della presa del polo
mescolate riapparivano
le concrete fragilità d’ogni anno
come se avessimo potuto darci un bacio
o risciacquare un calderone di rame
era vischio era il 20 % del pil
era chiaro che non volevano
far passare i conigli rosa
le sedie abitavano sotto lastre di vetro
era chiaro che ripetevamo le stesse
insulse foto
tutti a ridere stretti
e quello in mezzo che fa sempre la faccia da idiota
ci sto bene in mezzo
mi sento più razionalista
di un ristorante giapponese alla macchia
ho accantonato un discreto gruzzolo
di parole e ora non so che dire
senza fischi schiamazzi festival
del cinema
adesso stringiamo una busta di latte
e aspettiamo il volo dei biscotti
che precipitano in acqua
11.12.06
La pittura inquieta di Vincenzo Lopardo
In un contesto insolito 12 giovani emergenti si alterneranno, uno ogni mese, intervenendo con le loro opere all’interno dell’Hotel San Giacomo. Incontri che si avvarranno, di volta in volta, di curatori differenti e ai quali farà da contorno un ricco buffet offerto da Ermetina Mira e Franco Bovara. Ad accompagnare il buffet per il terzo appuntamento saranno la Passerina Passito di Offida, offerta dalla Cantina Colli Ripani e il Cioco Party curato dalla sig. Angela. Nel corso della Serata ci sarà anche una performance di musica sperimentale ed elettronica realizzata da Stefano Cicconi e Dino Pulcini.
“Vorrei sembrasse che un esistenza umana avesse percorso i miei quadri, che vi fosse passata sopra, come una lumaca. Vorrei rimanesse impressa l’impronta della presenza umana e una traccia che ricordasse avvenimenti passati, come la bava lasciata dalla lumaca al suo passaggio” (Francis Bacon)
Una pittura concreta, materica e strutturata, queste sono le prime impressioni davanti ai quadri di Vincenzo Lopardo. Le figure, che si aggirano sulle tele, sono evanescenti, sembra quasi che emergano dagli sfondi, e suggeriscono un movimento, che è limitato allo spazio che esse stesse si concedono. La tavola diventa il paesaggio di un percorso psicologico che ci porta in uno spazio interiore, che cerca in ogni modo di uscire alla ricerca di se stesso. L’esistenza umana percorre le sue tele lasciando tracce forti del suo passaggio. Già solo osservando la tecnica con cui Lopardo realizza le sue opere si possono avere dei chiari indizi sul complesso percorso, pittorico e mentale, di ogni tela. Il lavoro infatti procede per sovrapposizione di strati, con pause tra un passaggio e l’altro. Le figure che si muovono sulla tela emergono lentamente dal lavoro di spatola e pennelli sui diversi strati di pittura, quasi a voler dare ordine al Kaos che circonda l’umanità, con le sue angosce e le sue paure.
(Dario Ciferri)
scheda tecnica
curatore Nazzareno Luciani
testo critico Dario Ciferri
dal 17 Dicembre al 17 Gennaio
Info:
Hotel San Giacomo,
via Giacomo Leopardi, 10
63030 Monteprandone (AP),
tel. 0735.62545 fax 0735.62555
Associazione Culturale “Officina S. Giacomo”,
tel. 3287180203
10.12.06
ci stringemmo in quella notte di calura e imperfezioni
non era amore
anche se una speranza…
abbiamo versato birra
vicino al fumo che circondava le salsicce
tutto aveva un sobrio sapore di sabbia
ci incamerammo
o chissà…
non ricordo molto
forse un attimo che neanche c’è stato
forse un percorso lento tra bicchieri di plastica
e musica reggae
i raggi della bicicletta li abbandonammo?
non so nemmeno quante domande sono
riuscito a fare in una vita
ricordo noi tra pareti di vetro e tende rosa
scese solo per un attimo
a esporre l’intimità
della letteratura, quella grande
la vita è un romanzo?
o sono io che mi sto facendo un film?
a volte è solo voglia di pasta e fagioli
che non rendono neanche il gusto
se non li dico nella mia lingua
la mia mente si sofferma in attimi da radice
di quercia
una strana notte di tequila bum bum
ha attraversato le mie gambe gettandomi a terra
poi oltre al vetro al PET alla puzza di polistirolo bruciato
restano ricordi fantasie
quelle strane notti di pochi anni fa
che mi sembrano così lontani e così difficili da
riaffrontare
mi sono stretto questa notte
nel caldo d’un letto
solo come altre volte
sono strane le mie notti
tirate tardi a passeggiare in rete
leggere commenti
aspettare un input
poi mi ritrovo con la testa che rischia di cadere
sulla tastiera
a prendere e leggere di Francis Bacon
8.12.06
melting-pot mamma
questa mescola mi svirgola la testa
e se attraggo invidia tavolini non ne ho
pio pio pulcino bagnato
nello schieramento mi si affacciano nuove giostre
in regime di sedia
e chi mi assedia non sa trascurare le piccionaie
piccole dove sghignazzano i sorci
e questi scorci suggestivi mi vuoi dire che
non ti affascinano?
questa pasta non ha forza di applaudire
te la vedi là nel piatto
che si contorce contro una forchetta
si distorce in radiazioni da tubo catodico
francese non si parla inglese
un po’ di lezioso nazionalismo
poi tutti al mare con secchiello e paletta
come ai tempi dei governi balneari
inverni e inverni di campagna elettorale
palle sgonfie e cazzo almeno diecimila lire! no
che mica si vende cocco qui
noi si unisce cultura a stelle filanti
e mica posso accompagnare
ogni sera le scimmie in discoteca
e ho sonno sì ho sonno uffa
il gatto si struscia sui calzoni
e i porno non sono più quelli di una volta
niente più eroi romantici intriganti
storie di bordelli
solo cazzi in mille salse ed è tutto troppo
politicamente scorretto
sì lo so la politica col mistrà fa schifo
ma così a secco fa un po’ strano
e se è in culo anche male
non è per essere volgare
ma così multietnico mi sento
ancora un po’ da rodare
e così chiavistello dopo chiavistello
si apre l’ombrello e si vola via
evitando però - mi raccomando -
evitando i reattori dei jumbo
(2001)
7.12.06
Alto contenuto erotico
Attenzione
.....tenere lontano dalla portata dei bambini
può condurre alla cecità
generare turbe sessuali
................eiaculatio precox
e anche impotentia coeundi
verso destra guarda il sole
sotto i piedi il PET
i capelli sono filamenti di rame
sotto un firmamento sempre nuovo
ho firmato 500 cambiali
e tenuto inutili discorsi da sindacalista
ho percorso C.SO Garibaldi
e sono stramazzato al suolo
......strana bestia la poesia
Alto contenuto alcolico
Attenzione…
(1999)
5.12.06
la vela scorre la nebbia
tra copertoni immersi nella sabbia
a dicembre l’odore di resina e pino
bruciato riescono a intossicare anche la Madonna
l’acqua è finita infine
tra i lastroni di vetro di una multinazionale di carbone
altra strada altro ferro
altre ghigliottine decorano i prati
le nostre velette sono fuggite dai cappelli e
ridiamo delle battute stantie d’un toscano
fuori di stadio
mi manca la musica oggi
tra quei raggi che filtrano la panna di nebbia
e lo sguardo è più denso
i tasti neri emergono dalla polvere
e le ragnatele sono più intense di quelle nella testa
in una tazza di the vedo il volo delle rondini
ogni primavera sempre meno e sempre più lontane
come il mare che sano restituisce alla terra
sporco e immondizia
a rivedere le vecchie cassette
arriva la malinconia del desiderare e
cercare una canzone
4.12.06
Avevo preso la strada e mi ero ritrovato in bagno
Avevo preso la strada e mi ero ritrovato in bagno invece che in Arkansas. Le galline stavano razzolando sul pavimento, impiantare una fattoria lì non era stata proprio la cosa più intelligente della mia vita. Avevo venduto libri, quadri, sedie, vestiti, gioielli, organi (solo un rene) ed ero rimasto con un pugno di mosche. La televisione sta ronzando da giorni, il bicchiere è vuoto ed ho finito l’acqua nella bottiglia, dovrei alzarmi a prenderla però… avevo iniziato a vestirmi da grande imprenditore, conducevo uno stile da viveur, giravo il mondo. Ho visto i templi di Bombay, le ziggurat babilonesi, il big bang, le moulin rouge, igloo, pueblos, latrine, bordelli thailandesi, gli uffizi di Firenze, ho visto neri gialli rossi bianchi, sono stato nelle più grandi biblioteche del mondo, ho letto Dante e tirato di fioretto, mi sono anche preso le piattole. E ora sono rimasto con un pugno di mosche.
Avevo un camion che rombava sull’autostrada, un pesce che guizzava nello stagno, la yellow pecora sul letto di una staccionata ferma tra le valli della vecchia Inghilterra, un carillon con la bambolina che gira.
Avevo una moglie. Avevo un avvocato che mi ha aiutato con le pratiche del divorzio, l’ho ringraziato e chiamato amico, ho dovuto saldare il conto dell’avvocato e passare gli alimenti a mia moglie.
Mi si era incarnita un’unghia e mi sono ricoverato in ospedale, avevo la patente per l’ambulanza e mi sembrava strano vedere entrare tanta gente sdraiata.
La televisione qui di fronte dice tante cose, tragedie, quiz, linee erotiche, il Giubileo 2000. La televisione parla.
Ricordo che sapevo leggere il Greco e il Sanscrito, sapevo tirare di destro, sparare da m. 489 su un bersaglio in movimento, stendere le mie mutande ad asciugare fuori.
Le mie mutande erano di seta, morbide, profumate, stavo tutto il tempo in vestaglia a fumare la pipa, il camino rischiarava i miei pensieri.
Ricordo e osservo ciò che ho, ora sono rimasto con un pugno di mosche (qualcuna è affogata nel caffè), e mi scopro spesso a guardare la TV, spesso un bimbo viene a farmi compagnia, è molto piccolo e tanto buffo e dolce…
3.12.06
frugavo la scorta di karkadè
le macchie di ruggine
alla macchina alla ringhiera
quel cane marrone che ti leccava
la faccia misericordia come ci sembriamo inutili
persi nel tempo televisivo
a far trascorrere il tempo
tra il parto e il cancro
tutto in una strana lente
con la forza straordinaria
d'un braccio attaccato al deflussore
con quel po' di terrore
che tutti ci asseconda molto più poveri
e sempre più soli
a guardarci miseri sorridere a tutti
e dire sì va bene grazie di essere qui
adesso non soffre più
ma poi cosa resta a parte la voragine
e il doversi alzare il giorno dopo
pensare credere mettere un fiore
mi sento strano certe sere
scompaginato in pochi attimi di delirante lucidità
pronto a vedere tutto
attraverso il rosso di un bicchiere
e qualche filmato dovremo pure salvarlo
per renderci disponibili a collaborare
o solo per non smettere di sorridere e inorridire
intanto si salva qualche nuovo passaggio
si salta un convento
si ride di sesso stress ammiccanti promesse
e intanto cresce una nuova etica
tra girasoli e granturco e ci riempiamo
la bocca di parole e castagne






