31.10.06

e dei 17 bambini che viaggiavano sull’aereo per bombay

e dei 17 bambini che viaggiavano sull’aereo per bombay
si sa ancora ben poco tutti scomparsi nel ventre della storia
senza un briciolo di gloria senza latte alle ginocchia
senza pentotal nello zaino senza lenza sulla canna
tutti stupefatti a guardare le stelle e rospi chiamati roderigo

questi 17 momenti con braccia e gambe si assopiscono su sedili
di aerei in business-class mentre si serviva mostarda e marmellata
ma la martellata sui denti ha gelato la digestione e il pilota
anche lui non sta poi bene sintetizza spiagge da una vita
saltando da un atterraggio di emergenza a un altro atterraggio di emergenza

e dei 17 aerei pilotati dai bambini si esterna solo la sensazione
che qualcosa non funziona - forse la cerniera lampo -
e allora bisogna cambiare traccia al cd e passare altrove
passare lo spazzolino da denti prima di uscire con la più bella
donna della città ed avere un sorriso da favola e un pastrano d’oro

ed accorso il soccorso tace. Nelle fabbriche di taipei 17 moscerini
fabbricano palloni in cantine buie e scure o soffitte arroventate
una vita con la scure sulla faccia e per potere giocare a pallone
mi sembra davvero un po’ troppo ma così va il mondo…
serate alla tv senza altro da fare che sorseggiare birra e calci di rigore

e dei 17 bambini che viaggiavano sull’aereo per bombay
uno ritrovato ha detto che il pilota automatico era ubriaco
e proferiva avance alla scatola nera nessuno saprà mai la verità
al momento dell’impatto una penetrazione meccanica oscura tutto
qualche nuvola e del gesso ora parlano sul fare del mattino

e credimi tutto ciò sembra un po’ strano

28.10.06

Bert Feddema alla Galleria Marconi

Conclusasi la mostra di Pastorello, la Galleria Marconi prosegue con le mostre del progetto “Nudi come vermi”, per il secondo appuntamento sarà presentata la personale dell’artista olandese Bert Feddema, la mostra, che è curata da Gloria Gradassi, e si avvale dei testi critici di Gloria Gradassi e Sander Boschma, è organizzata in collaborazione con la Galerie De Meerse di Hoofddorp in Olanda, dove contemporaneamente sarà inaugurata la personale di Hanry Walsh, dando vita ad uno scambio sinergico delle esperienze portate avanti dalle due realtà.

Bert Feddema propone un’arte a forte impatto sociale, che si esprime in una profonda critica all’attuale società dei consumi, che ha generato un tipo di sviluppo isterico e difficilmente sostenibile. La tecnologia, che viene commercializzata dalle multinazionali, è sostituita velocemente da prodotti più sofisticati, che, con il martellante intervento dei media, arrivano a sembrare indispensabili.

“Il lavoro di Feddema, attraverso il meccanismo dell’imitazione, impone un cortocircuito estetico allo spersonalizzante ciclo di produzione/comunicazione/consumo delle società contemporanee. Portando nell’arte la comunicazione e il linguaggio delle multinazionali Feddema opera uno slittamento linguistico che produce esiti stranianti. Il primo atto è quello che l’artista compie mutando il proprio nome in HTBT (High Tech Brain Technilogies). HTBT è il nome di una immaginaria multinazionale, una sigla dal sapore commerciale che ruba l’identità all’artista, come le multinazionali con il loro potere ci privano della libertà di autodeterminazione. Bert Feddema scompare dietro HTBT, in una sigla anestetizzata che colloca l’artista in una posizione appartata e distante. Come ci spiega Feddema: «…diventando una multinazionale Bert Feddema ha la possibilità di riflettere sul potere manipolatorio del mercato globale e della comunicazione; E ciò lo rende capace di porsi nella posizione di un osservatore esterno… Un aspetto importante del lavoro di Feddema è l’uso dei colori fluorescenti. Essi rappresentano in senso concettuale la parte esteriore della tecnologia e ne rappresentano anche l’inumanità». L’opera d’arte assume i connotati della realtà rendendone assoluti alcuni aspetti spersonalizzanti. HTBT individua in alcuni colori (Radiated Orange, Active Yellow, Atomic Blue, Genetic Pink, Neuro Green), gli elementi linguistici ai quali ridurre il mondo e mette in atto un poderoso progetto di riscrittura del reale attraverso identificazioni cromatiche. La provocazione di Feddema è nel sostituire la realtà con una sua alterazione cromatica, con una geometrizzazione della visione, e con un’identità artistica virtuale che è il suo alter ego creativo. (Gloria Gradassi)

Nudi come vermi” è un progetto che tende a creare un ponte fra diverse realtà artistiche, facendo nascere un contatto tra artisti giovani ed affermati e incontrando anche l’arte al di là dei confini nazionali. Lo scopo è riuscire a vedere ed estrapolare il bello anche dalle più cupe realtà che ci circondano, in questo modo quello che normalmente è un modo di dire dispregiativo assume una nuova valenza estetica e diventa un nuovo canone di bellezza.

scheda tecnica/technical card

curatore/curator by Gloria Gradassi

testo critico/art critic by Sander Boshma, Gloria Gradassi

interviste e ufficio stampa/interviews & press agent Dario Ciferri

traduzione di/translation by Patrizia Isidori, Giulia Wilkinson

relazioni esterne e promozione delle attività/ external relationship and promotion of activities Stefania Palanca

fotografia/photography Marco Biancucci

riprese video/video shooting Stefano Abbadini

allestimenti/preparation Marco Croci

progetto grafico/graphic project maicol e mirco

webmaster www.siscom.it

dal 29 Ottobre al 26 Novembre

from 29th October to 26 th November

orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 20

opening time: Mon-Sat 4 to 8 p.m.

Galleria Marconi di Franco Marconi

C.so Vittorio Emanuele, 70

63012 Cupra Marittima (AP)

tel 0735778703

e-mail galmarconi@siscom.it

web www.siscom.it/marconi





LOW TECH HANDMADE OBJECTS

Sure Creative Lab (nudi come pidocchi)

Le mani raccolgono il cibo, estirpano le erbacce, catturano le prede, scavano nella terra, sollevano pesi, plasmano la materia, simboleggiano la potenza, accarezzano i visi, indicano una meta, dipingono capolavori, trasmettono segnali, scrivono cifre e pensieri. Le mani accendono il fuoco della conoscenza.

“L’umano è la traccia che l’uomo lascia nelle cose, è l’opera, sia essa capolavoro illustre o prodotto anonimo d’un’epoca. E’ la disseminazione continua d’opere e oggetti e segni che fa la civiltà, l’habitat della nostra specie, sua seconda natura. Se questa sfera di segni che ci circonda del suo fitto pulviscolo viene negata, l’uomo non sopravvive.”

(Italo Calvino, La redenzione degli oggetti, 1981)

Louse Gallery c/o Galleria Marconi, dal 28 ottobre.

27.10.06

...vendiamo anche 2 chili di pistacchi

...vendiamo anche 2 chili di pistacchi

lapislazzoli

termocoperte industriali

milioni, quintali di fanali

bufere di neve a domicilio

dominatori belgi

o mercenari francesi

una settimana di dittatura in Cile

e 2 tonnellate di bombe

(manifattura Americana)

da scagliare su qualunque stato abbia per capitale

una città il cui nome inizi con la lettera B di Bologna.

oppure lei

Gentile Amico

agogna una gogna

da usare

in qualche recondito luogo

d’una squallida fogna

di Parigi

ben ligi alla legge

applichiamo la formula

soddisfatti o rimborsati

ed in più alle prime 50 telefonate

regaliamo

un ferro da stiro

un TV color 16”

ed una ghigliottina

per passare delle tranquille e piacevoli

serate con gli amici

dove raccontare barzellette

e ricordi di scuola…

i bei tempi andati

son sempre lì

dietro

a farsi vedere

e rimpiangere…

…vuole forse una vacca da mungere

o un quintale di latte

da pastorizzare?

24.10.06

e per dirla tutta mi pare strano che la luna non

e per dirla tutta mi pare strano che la luna non
......................................................................................................................................................cada
che resti lì
........isolata
fra buio e nuvole
alle volte sembra un ghigno
...........altre volte una bandiera araba

rossa, gialla, bianca, piena, nuova
una sciabola che pende
mentre volano uccelli
nuotano pesci
s’accoppiano mantidi
lì sopra la terra

e per dirla tutta mi pare strano che la luna non
.......................................................................................................................................................cada
un po’ come le mie brache
a volte
sembra star su per miracolo

22.10.06

stanotte ho avuto un incubo -o era solo un attacco di reumatismi?-

stanotte ho avuto un incubo
-o era solo un attacco di reumatismi?-

il mito americano?
anche io ho
il mio

nelle strade anni 30 di Denver dove Cassadi bambino vagabondava fra rigagnoli d’acqua mura nerofumo ubriaconi e dopocrisi ’29

nei tre quarti di pizza ai peperoni in un bidone d’immondizie

nelle spropositate tette delle biondone west-coast o delle collegiali in mille e mille film che la TV m’ha sbattuto in faccia nei buchi delle docce nelle telecamere a circuito chiuso nei bagni delle ragazze in “Revenge of the Nerds”

nella carezzevole voce di Joan Baez

-o era solo un attacco di reumatismi?-

nel sottoscrivania dei presidenti degli Stati Uniti d’America e nella pregnanza politica delle loro patte

negli inseguimenti a rottadicollo di Magnum P.I. Hazzard A-Team Top Cat

nelle Vespe Piaggio che affollavano la riviera il centro storico di Roma Parco Sempione Zen… via via… alla fine c’è Fonda con la sua Harley Davidson e Nicholson col suo whiskey

-o era solo un attacco di reumatismi?-

il freddo mi sferza la faccia e penetra nelle orecchie in compagnia della neve mentre sogno il baseball, quello vero, lì pronto a lanciare col mio magico braccio sinistro quasi stregato adesso lo sento pulsare
camminare nella neve è faticoso e le mie scarpe sfondate sono fradice come cartone bagnato e mi sento osservato da Fante e dal suo diabete e non so se gli faccia piacere

cado
nella New York fine ‘900
di Kubrick
nell’estate di Miami
nella birra di Bukowski
nel delirio di ogni civiltà in decadenza
nelle colt di Tex Willer

alla fine m’aggrappo alla cinepresa di Sam Pechimpa
e vedo corrermi incontro il mucchio selvaggio

-o era solo un attacco di reumatismi?-

vago fra le centomila e centomila storie che ricordo
tra delirium tremens e Silicon Valley
mentre un treno attraversa la prateria

-o era solo un attacco di reumatismi?-

21.10.06

Ho letto sermoni

Ho letto sermoni
su ovaie spermatozoi cappuccetti
.....................................cappuccini
c’erano rabbini che intrecciavano
.......................................capelli
Ho visto rastafariani
attraversare l’arcobaleno della
....................................mente
telai tessere avventure da Salgari
c’erano mari calmi
palle di fuoco che venivano su
eroinomani
pareti di cessi
con teste sbattute contro
c’erano monaci col cilicio
Ho bevuto vino rosso
bambini si rincorrevano per strada
mentre il vento spazzava via le
...................................sbornie
e ti lasciava nudo e crudo
a fissare i piedi che vanno
...............sull’acciottolato
una chiesa una piazza
orde di scimmie su per le vie
spade nella roccia
un colpo su tredici
..........alla roulette
t’ho visto sul mare
appoggiata a un termosifone
su una rocca medievale
.....con un passito
sorridere
le ali e il mal di mare
libri foto
lo Splendor
30 sacchi di farina
..l’acqua
.........un bicchiere
…è così assurdo fissare il
....soffitto alle 05.00 A. M.?
è così assurdo leggere “Navi e
..............................Cannoni”?
…quanta gente alla mattina porta a spasso cani…

..................quanta…


(2000)

20.10.06

il vento da anni è povero non dà canti sedie pulci


il vento da anni è povero non dà canti sedie pulci

lo vedi il materasso lo hanno abbandonato al lato

della strada per Offida

come un’edicola d’altri tempi

ci si fermano i bambini

che poi fuggono grattandosi i cani

i grappoli sono tutti scappati via

le presse li accoglievano

si sono abbracciati un attimo

poi cos’è rimasto?

un cerchione un sedile due carte

il gesso sulle carcasse non ha più un buon odore

ricordo i pollai

le pelli dei conigli la zampa appesa

poi cosa resta in campagna finita la raccolta

un albero spoglio che sogna solo

di perdere le foglie per coprire la vergogna

adesso lo vedi l’asfalto

grigio un po’ scomposto

come il viso d’un adolescente

il mare che a novembre

ha smesso di soffrire

e canta in mareggiate di salsedine

i libri accatastati

letti da leggere finiti

infiniti

i pensieri e il ritmo dell’eurostar

che di notte ti accompagna

in sonni sordi

tra un guanciale

e la catasta dei vestiti da lavare


(19-10-2006)

19.10.06

c’è chi con una strada si è creato una storia una vita una gastrite

c’è chi con una strada si è creato una storia una vita una gastrite
un grosso pallone aerostatico per meteorologia variabile
e una bomba di storia su jazz messicane versi scapestrati a ritmo di blues
c’è chi si è ritrovato la testa in un capestro chi in un canestro
chi ancora non la trova c’è chi osserva un pupazzo in moto
sul cruscotto della macchina chi mangia fuori orario chi se lo ritrova duro
a guardare sotto le gonnelline rosse attraverso le tende della finestra
chi ha sprecato un’intera vita a pregare chi a non farlo
c’è la stufa che con questo freddo e il termosifone che non va è un toccasana
la neve non scende ancora ma la tristezza c’è tutta sui binari e stasera lo schianto delle parole in confusione che spengono l’interruttore e non fanno più ridere ma con così poco tempo il metronomo lo tengo spento
ma il tic tic non lo perdo un altro respiro profondo di questa aria da stufa
che rallegra le narici e i peli del naso e quelli del culo

c’è chi ha freddo le mani stantie e ammuffite sul libretto degli assegni
chi stalattite per stalattite governa la propria vita come una figlia scema
in un istituto di suore del pesarese un paese vestito a festa un autoraduno
le luci fulminate le guardie strette sotto un cappello un elmetto un attentato
chi ha scritto una lettera al presidente della repubblica
chi gli risponde un presidente della camera su cose di cuore
chi l’amore lo ha venduto in cambio del terzo canale rai
quando scaltro si sposta passo lento chitarra storta si sentì nudo
apri la porta volò tra le nuvole distrusse una porshe contro un guardrail
dell’autostrada del sole un caldo vecchio a maggio ti appiccica i calzoni
…c’è chi ha freddo

18.10.06

filo rosa dente blu

Allo specchio stamattina mi sono scoperto un filo interdentale, la cosa non m’ha poi sconvolto più di tanto, per quanto caratteristica, sarebbe stato molto peggio ritrovarsi un rotolo di carta igienica, cazzo, vuoi mettere la bocca con il culo.

Così uscendo m’è iniziato a ronzare un dubbio, qui in testa, - sarò cerato o meno?- siamo sicuri che non corro il rischio di fare del male a qualcuno?-. Che poi le associazioni per la tutela dei consumatori non m’intentino un processo contro al solo scopo di rovinarmi la carriera. - quali potranno mai essere le possibilità di carriera in questa professione?- e qual è il regime di previdenza sociale a cui sono sottoposto?-.

Per strada mi soffermo ad osservare gli assorbenti abbandonati, sono tristi, quelle macchie rosse, lì, per sfregio; sono incuriosito da un destino diverso dal mio, non fossi stato quel che sono, cosa sarei diventato? uno spazzolino, un fungicida o un sapone intimo? non lo so; comunque solo stamani mi sono visto come un filo interdentale, chissà fino a ieri cosa posso essere stato, chissà se sono sempre stato così o...?

Per caso mi sorprendo ad evitare bambini, quanto odio nei loro occhi, quanto odio… generato, chissà da un qualche ricordo sedimentato, quanto odio; anch’io ricordo di aver sempre avuto un terrore cieco dei dentisti... farsi mettere le mani in bocca, e poi hvrrrrrrr!… hvrrrrrr!… ancora tremo, ancora...

E se fino a ieri fossi stato un trapano da dentista. Sopra la mia testa devono trovarsi decine di milioni di maledizioni, buona parte dell’odio accumulato dall’umanità, ricade sui trapani da dentista, secoli di frustrazioni femminili, stress da troppo lavoro, corna, turbe sessuali, tutto, tutto ha bisogno di un capro espiatorio, può essere un tavolo, un ex segretario socialista, un tubo crinato o un trapano da dentista; poco importa, basta che ci sia un colpevole.

Un filo interdentale, bello, entusiasmante, eroico, - erotico?-, erotico non credo, come ci si può arrapare guardando un pezzo di spago; non mi sembra inoltre che ci siano trasgressive fantasie che prescrivono l’uso di fili, corde sì, se non erro, ma come si fa a legare una persona al letto col filo interdentale? Vorrei anche vedere uno che si pulisce i denti con le manette, credo però che avrebbe qualche difficoltà giunto ai molari

Il sogno di ogni bambino? diventare dottore, astronauta, biologo, naturista; poi cresci e ti ritrovi a fare l’impiegato del ministero della pubblica istruzione e a passare le vacanze tutti gli anni a Rimini, pensare ai bambini, il gelato sul lungomare, stare tutto il santo giorno in spiaggia ad osservare annoiato chiappe sudate; è molto triste la realtà quando si cresce. Però per un filo interdentale magari è diverso, forse per me il destino sarà migliore, forse invecchierò meno tristemente che in uno ospizio, forse… forse finisco in un cestino.

17.10.06

la strada che porta al cuore d’un uomo passa attraverso una bottiglia di vino

la strada che porta al cuore d’un uomo passa attraverso una bottiglia di vino

una serie di bottiglie

la strada che porta al cuore d’uomo è un bancone da bar sporco di birra e cenere

la strada per cuore d’uomo è irta di sperma

e suole scalze oltre…

e quale strada è tale che…

le scarpe le nuvole lo sconsolante suono delle parole che dette restano lì

le parole non bastano mai e ci si perde ancora dietro ai sacchi sporchi dei vestiti della caritas

la strada che porta al cuore al cuore d’uomo si riassume in qualche frase assaggiata per caso lungo una notte

seduto su una spiaggia

tra ricordi di altre spiagge

e notti

la strada al cuore d’un uomo è così lunga che non vale la pena seguirla

poi che noia

ora il giullare è stanco su un marciapiede e ride di sé

-gobbo e deforme- che racconta le facezie dei tetti

coi piedi ben saldi al suolo

ora si è stancato e pensa alla strada che porta al cuore d’uomo

così bello antico riposa un po’

poi si alza e torna ai

suoi pensieri -gobbi e deformi-

16.10.06

avrei riassorbito il tempo

avrei riassorbito il tempo

avessi creduto nell’uomo

ma solo i tori mi rappresentano nelle aste

pubbliche e mi rincresce

non avere ancora preso una chiara stanza

dove dormire

ma il letto starebbe su un albero

violento come un’invettiva

o l’inchiostro incapace di palpeggiare

la borghesia che stanca e sformata

vota e veta l’amore la famiglia

come un custode delle carni putrefatte

di uno struzzo

manca una testa capace di affiorare in ogni tempo

un tornio di gesso che mi riaccarezzi

le tempie e poi

una donna che sia sì nuda

ma vestita eccoci

povera ipocrisia di sempre

pudica e puttaniera

ecco a riprenderci il tempo

dalle vischiose frane del sole

ogni giorno mi sento più fiume

sempre più secco e sporco

sporco

e mi domando sul bene

e intanto demando le idee

alle teste pensanti

io che non ho tempo di ricordare

la storia e gli stupri la violenza

le bugie i sorrisi inutili

tutto

solo tutto quelle che non c’è



(2005)

13.10.06

seguire

I

seguire
terribili teste fra feste di the
ogni volta che il gioco
si interrompe
è lì
che torna a battere il tempo
sprecato a ricordare
ricordare? chi? cosa?
chi merita il complimento
chi sa qual è la deriva
e da dove deriva
la parola una volta interrotto
il significato?
è così d’oro il tempo
che perderne un po’ crea tali disastri
da non farti più uscire dalla cecità quotidiana?
ma dove, dove è lo spazzolino da denti?
la carriola? la capretta?
la cornice in madreperla regalata
in una qualche occasione strana?
- riciclata s’intende – brutture che avanzano di generazione in generazione
di padre in figlio
per ogni attimo rubato a un bookmaker
c’è una stanza d’albergo ad ore che
fa autentici prezzi di favore
camere e domotica
forno microonde e massaggi thai
ramino e briscola
camere in oro
masselli in oro
gioielli in oro
trapani a percussione in oro
e l’argento
brutto brutto brutto
e seguire l’andazzo delle corse
rende tutto così…
così davvero vero quando dici il vero
veramente frastornato
lascio la stanza e i sorrisi dei bagnini
un bel respiro profondo poi…


II

poi Seymour New York XYZ
il cielo è triste triste
e tamburi cantano e scatarrano
ritmi e pantaloni
in sgargianti colori
fiori fiori fiori
fossili
altre paroline sussurrate
negli orecchi
mentre i ciclamini riciclano
poesie d’amore
- signorina vuol farmi l’onore di…-
- signore vuol farmi il piacere di…-
togliersi dai coglioni è quanto tutti sperano
ma non è detto che gli
speroni
lascino il tempo

sono fuggiti i cavalli fra le mani avevamo
riciclaggio di stelle
e un vero fuoco fra le mani
e tanta tristezza per il tempo
“batta il piede, batta, batta
e si tolga la ciabatta e si
scrolli un po’ di dosso
quel suo aspetto troppo rozzo
e si spettini un pochino
e al mattino”
poi è vile pioggia a
risvegliare
le mani la sera il miele
caduto da un albero sul sale


III

suole di sale lungo le scale
lungo i moli dove i muli si rincorrono

eccolo il cielo il vento il tempo l’aratro
ecco che…all’improvviso arrivo io bello come un dio
greco
con sotto una musica da film di Fellini
e mi ritrovo una barca
su un palco
a discutere se davvero
…mi ritrovo a parlare
di poesia degli autori che ho copiato
- autori? lo so poeti –
dell’immagine del volgo
della macchina la rondella
l’amore
insulso scagliato tra altre
migliaia di frasi già usate
e donne cavalieri grandi imprese battaglie
rappresaglie
rappresentazioni di solstizi
equivoci equinozi
nozze ed imenei
testardo
mi ritrovo un ciclope
ingordo
che si ingozza si ingozza
e scoppia
in mille fuochi d’artificio


IV

quattro quarti in battere
e puoi stare ad ascoltare
ma il tango va in levare
e io
rimango ad ascoltare Majakowski in uno stato
d’erezione
e restare a sanguinare
sotto il ballo delle motrici
motti Sante Barbara e
mi sorprende il telefono
e ora
la musica gli urli e salti in alto
mi si ricamano nella bocca
e fustigano le mani sulla carta
e ora i poeti che fanno?
piangono?
fanno la fame?
si alcolizzano sullo sgabello d’un bar?

dare senso a una penna
e lei se ne frega s
e ne frega
mi stringo i pantaloni
lascio la sedia
gli urli qui hanno corpo anima forza
e le parole…

tante le finestre di rosso

tante le finestre di rosso
.....................................ora
lo vedo sui vetri
incrostato sui fondi
avvinghiato sugli occhi
bruciare tra i tappi
lo vedo
correre ben al di là delle
....................mani degli ubriachi
stanchi di vino
stanchi di denti
stanchi
...........fra i denti
in una scuola di periferia
mentre la provincia si sperde
nella sua malinconica noia
nel non capire…

questo è un buon posto per restare
..........................................................nessuno
è la strada maestra
alla vita mediocre
il canto del cigno

così ti ritrovi brutto anatroccolo
.......e sai la storia
sogni e ridi sotto i baffi
essì ridi
.......perché sai…
.......…non sai che a Gennaio
..........................riapre la caccia.

11.10.06

vorticavo in vecchie imprese di saggina

vorticavo in vecchie imprese di saggina
fedele al tempo al flusso al cortisone
mi sarebbe spiaciuto non poterti raccontare
del tenero bidone che albergava
fuori dalla mia porta
mi ero concesso di parlarne con i miei
santi figli così intenti a evangelizzare
promesse elettorali ma di poche scope
si erano vestiti di flebili calzature
intanto il canone rai diventato
un privilegio creava colluttazioni alle poste
nelle strade si accompagnano anziani a cani
a semafori spenti poche gocce di rugiada
sulle tue labbra e io
vorticavo in pentole di stufato di cavoli
fedele al discorso di un seguace di osho
ma caldo treni e della roba dentro
davano l’esatta consistenza
si era tornati alle origini ora tutto era facile
nessuno aveva ragione – in realtà nessuno aveva
- era il pericolo di ritrovarsi soli nel letto
che dava senso alle giornate
tutti stavano abbracciati come se non ci fosse
stato un solo secondo dopo
ma quello arrivava e ci si sentiva strozzare
da un rapporto che non riusciva a finire
vorticavo ora che tutti erano soli
tra studi di entomologia
e stadi vestiti in rosa-nero


(09/03/06)

8.10.06

Anche noi abbiamo


Anche noi abbiamo
il nostro calvario
all’altezza della terza stazione
della metropolitana

tossici che chiedono spicci
donne che sbattono contro cartelloni pubblicitari
la vita che mima se stessa
la partita è lunga e complessa
fra degenza
............indigenza
.................indecenza
.......................coadiuvanti sado-maso
il sangue dal naso
............ad ogni pugno
10000 lire
.........ad ogni punto
una gara di barelle
.......niente musica
...niente musicalità
.......niente frasi spezzate…
............................…sincopate
..niente letteratura


....nessuna piattola addosso
...........almeno per ora
una tag contro la testa
.................una barella
un fiume di parole
.......................inconsuete
...............................incomprensibili
…sono andati i fusibili
ed il tubo catodico è quasi scarico
un nuovo apparecchio con schermo al plasma
potrebbe fare al suo caso…
…il mistero del digitale
quante signore ne sono ancora affascinate
…quante si sono lanciate
in improbabili sport estremi
.......sperando di…
non c’è nulla più che grattarsi
........davanti alla vita.

7.10.06

sogno pratica socialismo 127 rossa

sogno pratica socialismo 127 rossa
calibro 38 stagione secca acqua rossa
ruggine sui tubi dei condotti ferroviari
binari contorti stretti tra tante traversine
spoglie sponde di gesso gelsomini secchi acqua
pozzi d’acqua fiumi d’acqua laghi d’acqua
acqua stagna acqua spugna
fogna verde coccodrilli the cavalieri
cavaliere impiccato alla gabbia
sbarre sbarre cascata artificiale asfissia
e mi consenta un cadavere in putrefazione in una bara
appena scoperchiata
necrofilia politica fellatio a un organo
fetido e in putrescenza neoliberismo
piazza san giovanni bocciofila autocoscienza 127 verde

e io a consolarmi delle perdite patite
con una finestra che si sbatacchia al vento
un’emorroide che gioca a nascondino
e non vuole fare mai la conta
io con una donna degli impegni un cane

prammatica avveniristica retorica filiazione
azione ritorno cardine
porta centrale posto centrale vuoto
controcampo primo piano pugno duro nello stomaco
auto d’epoca belle époque
incantesimo a incastro fiume d’inchiostro
strage degli innocenti nel periodo natalizio
sull’autostrada del sole cocente verità
siamo tutti esauriti stressati surclassati familiarizzati
prudescente pudore vergogna in erezione
condanna gogna ghigliottina in azione
rima assonanza ribaltabili 127 blu

io un po’ perverso ora mi ritrovo
un pub una sedia un tavolo una birra annacquata
io sbatacchiato da una parte all’altra dell’auto
eccitato scaldato destrutturato inciso a secco
girotondo estroverso di strade e parole
io con un libro una lampada una panda

6.10.06

ecco un groviglio di dattiloscritti


ecco un groviglio di dattiloscritti
in un paradiso dada
mi potrei dire
di essere servile
serrato nei flussi del tempio
tra secondi di adamantina
stupidità

che le parole siano facili
che le donne siano supine
che l’incanto della materia
faccia vibrare
le note dell’organza

che in una stanza
si stia stretti
come polvere sugli armadi
e si dipingano strisce
sulla strada
per fare passare i pedoni
poco importa

che si incidano portachiavi
chi si percuotano serre
che si resti imberbe
allo specchio
a cercare un pelo

ecco un rasoio arrugginito
pronto a scalfire le mie convinzioni
in sovrastrutture cubiche piene
di testi ebraici e
latte in polvere...

Enrico

Enrico mangiava la mela. La mela stava ferma, dolorante, nella mano di Enrico, non trovava la forza di fare niente non urlava, non si muoveva non…

Era cresciuta felice ed allegra in un campo, nella fila di un frutteto il sole la scaldava e la faceva arrossire con il suo continuo guardarla, lei stava lì appesa, beata, il mondo le scorreva vicino ma era lontana dal caos della vita cittadina, la mela era appagata dalla sua vita in campagna, poi però l’autunno arriva, per tutti.

Strappata con la violenza al suo ramo, l’avevano sbattuta in una cassetta di plastica verde, ed eccola una mela sballottata in ogni dove, e perché poi? Era questo che non capiva, perché?

Affrontata una dura selezione si era ritrovata impacchettata con altre mele in una cassettina bassa ed era stata sbattuta in una cella frigorifera: il freddo la solitudine in mezzo a tante solitudini.

Il sole torno all’improvviso e pian piano prese la forma del tubo al neon del banco frutta di un supermercato SMA di Torino… ma durò poco

Conobbe Enrico. Lo vide ma non pensava che sarebbe potuta andare via con lui, quando la prese fu invasa da una strana sensazione, un misto di entusiasmo e di angoscia che la facevano fibrillare, sentiva che finalmente qualcosa stava cambiando nella sua vita che tutto da ora avrebbe preso un senso… tutto.


5.10.06

Perché i gabbiani fanno i loro versi sul mare?

Perché i gabbiani fanno i loro versi sul mare?

Perché quando di notte cammino da solo per strada mi debbo grattare

la testa?

perché un fuscello si spezza

una canna si piega

una schiena si ribella?

perché le parole si spezzettano nella mente?

Ecco che

il 03 dicembre

o il 15 maggio

una notizia originale

arriva a sconquassare la routine

ti aggrappi ad un numero di telefono

che da sempre occupato

alle due di notte

il sudore goccia

goccia furiosamente

e lenti i cammelli si avviano all’oasi

e sull’aia

c’è solo un cane vecchio e sporco

che osserva i piccioni che mangiano le molliche nel parco

la fontana si secca

la bocca non rimbecca

…e debbo starnutire

il prurito è insistente

all’altezza del gluteo sinistro

la stagione delle piogge m’ha lasciato un po’ di malinconia

e forse domani ci sarà una donna

pronta a insultarmi

a demolirmi

o peggio…

ad amarmi

forse domani mi verrà un ascesso…

3.10.06

giungevo con le mie mani alle origini del the

giungevo con le mie mani alle origini del the

serpente verde che non stringe patti con fiumi

ero erotico come un tacco

schiodato di quelli che ritrovi dopo 20 anni

tra le zolle d'un terreno

anche i miei capelli sembrano campi arati

o la desertificazione dell'amazzonia

i vetri i pensieri le pergamene ingiallite

quei giornalisti scomparsi nel ventre della politica

l'ennesima miss italia

il rigagnolo che vedi certi giorni sul tuo corpo

11 volte alla settimana lamentele di cani

fragili esempi di rispetto

rigettare la torre di guardia

captare le onde sottili dell'ironia

la vedi la verginità la celebrano ancora

negli imenei ancora ci vorrebbero insegnare

a prenderci per mano e additare il colpevole

a perdere quel po' di dignità che ancora non abbiamo

guardavo l'erotico in televisione

mi respingevo nelle battute d'un tempo

frugavo la scorta di karkadè

le macchie di ruggine

alla macchina alla ringhiera

quel cane marrone che ti leccava

la faccia misericordia come ci sembriamo inutili

persi nel tempo televisivo

a far trascorrere il tempo

tra il parto e il cancro

tutto in una strana lente

con la forza straordinaria

d'un braccio attaccato al deflussore

con quel po' di terrore

che tutti ci asseconda molto più poveri

e sempre più soli

a guardarci miseri sorridere a tutti

e dire sì va bene grazie di essere qui

adesso non soffre più

ma poi cosa resta a parte la voragine

e il doversi alzare il giorno dopo

pensare credere mettere un fiore

mi sento strano certe sere

scompaginato in pochi attimi di delirante lucidità

pronto a vedere tutto

attraverso il rosso di un bicchiere

e qualche filmato dovremo pure salvarlo

per renderci disponibili a collaborare

o solo per non smettere di sorridere e inorridire

intanto si salva qualche nuovo passaggio

si salta un convento

si ride di sesso stress ammiccanti promesse

e intanto cresce una nuova etica

tra girasoli e granturco e ci riempiamo

la bocca di parole e castagne

...una notte

E’ la storia d’una notte, d’un lampione, d’una fontana, d’un libertino fuoritempo. All’inizio si pensava a una puttana poi però…

La notte era d’inverno, non molto fredda ma umida, una di quelle notti che stai stanco ad osservartela e… non c’erano le stelle o meglio non si vedevano colpa di quei maledetti lampioni che appiattiscono tutto. Non c’era traffico, un auto cercava di fuggire la luce dei lampioni per arrendersi alla notte e ritrovarsi avvinghiata nell’oscuro. La notte era senza luna e, senza ghigno, sembrava quasi muta a osservare un ponte.

Di lampioni se ne parla sempre, sono ovunque, se ne vedono in mille salse e in cento giochi e forme. Ma il lampione in questa storia stava lì come per uno scherzo del destino, cercava di non disturbare nessuno (spesso si spegneva apposta), e si fermava ore intere a osservare malinconico il cielo.

La fontana era di sinistra, lei ci credeva in un mondo migliore, dove tutti potessero essere uguali, rubinetti e tubi da giardino, water e saune, vasche idromassaggio e pozzi neri.

Il suo sogno era avere al suo cospetto chalet e file di ombrelloni con turbe di bagnanti cagnarotti e bambini frignoni (e rompicoglioni perchénno) a giocare sulla sabbia. Ed invece eccola lì a sciacquargli i piedi e a ritrovarsi lo scarico otturato dalla sabbia.

La fontana nella notte ora tace, un po’ sonnecchia infastidita dalla luce del lampione che, dopo un po’, per pudore si spegne.

Il libertino fuoritempo è un abate tedesco nato nel 1748 scagliato lì, sul ponte, dalla sorte che lo ha fatto finire in un portale spaziotemporale. Si guarda intorno e inizia a urlare.

Questo è un racconto d’una notte, d’un lampione, d’una fontana, d’un libertino fuoritempo (che però cantava da dio) ad alcuni sembrerà poco più che un pensierino ma è notte e… da domani si ricomincerà a parlare di amori tristi, funesti, contrastati, tragicamente spenti nella stricnina, ma in una notte senza luna un lampione timido e una fontana rivoluzionaria incontrano un abate libertino vicino a un ponte, che però nessuno conta, e si ritrovano a…

2.10.06

Signora, i tulipani

Signora, i tulipani sono diventati grandi e debbono andare a scuola, no guardi, è inutile che contesti signora, la legge è legge”. Il commissario continuava a fissare il vaso, ma i suoi occhi, beh senza tanti preamboli inutili, i suoi occhi si erano persi mentre osservava le azalee discrete; caddero giù e finirono nel tombino. Da allora il commissario pensava ai tulipani.

…e Chesterton guardava la TV.

Il commissario aveva visto le carriole fuggire inseguite dai contadini, gli scorpioni accoppiarsi, le comari peticciare, le spade scontrarsi; il commissario aveva visto donne impallidire, svenire davanti alle vergogne della vita. Capiva quando tacere o accendersi una sigaretta.

Capiva… o meglio, per molto tempo aveva capito… ora i tulipani non lo degnavano della minima attenzione, una parola, uno sguardo, un sospiro, anche un gesto, e invece niente, niente, stavano lì, zitti, a rimirarsi il cielo e a pretendere acqua.

Il commissario quando faceva la doccia piangeva, quando piangeva faceva la doccia.

…e Chesterton guardava la TV.

Il commissario aveva paura per i tulipani, temeva che la palla demolitrice li rapisse e portasse via,

per sempre. Era già successo con sua figlia. Era sparita un giorno con la palla demolitrice, non aveva più sentito il suo alito, e s’era ritrovato solo, con i tulipani.

Il tempo sembrava essersi fermato.

Il vento, delle volte, gli sferzava la fronte sotto il cappello, passeggiava sulla ringhiera e i tulipani stavano lì sotto. Passeggiava per ore, il buio lo sorprendeva in un angolo. Così si ricordava…

Spesso la sera non si spogliava nemmeno, il commissario De Lyn si metteva nel letto e spegneva la luce…

mi dimentico le cose


mi dimentico le cose

abbandonate nelle stalle

questi fogli sono davvero troppi da imbrattare

finirà che divento serio?

oh! la donna angelicata

il canto degli uccellini

la dolcezza della luna che si riflette nei tuoi occhi

la dolcezza dei tuoi occhi che si riflette nella rugiada

- e non riesco proprio a capire come ciò possa accadere-

i tuoi seni come monti e valli dove

si rincorrono cervi stambecchi e ogni altro genere di animali

–le piattole?-

come coppe donde bere divino nettare

- io di solito bevo solo vino cattivo

che lascia sempre dei postumi memorabili-

- il nettare è analcolico?-

certo che se per scrivere qualcosa

mi debbo ridurre così…

meglio che sto zitto…

mi empio un altro bicchiere di buon rosso

–cattivo!-

e domani avrò un altro cerchio alla testa

…certi giorni la vita è proprio interessante