conigli allegri e belli spinti
fogli ormai marroni
e pieni di muffa
rallegrano la vita di una biblioteca
le mura spesse sovrastate da rumore
e PM10 le domeniche a piedi
arrivano tardi al lavoro
hanno licenziato i fumetti
e la speranza in un l’altroieri migliore
la ruota ha ricominciato a scappare
la scorta ha dato il nulla osta
a proteggere alambicchi e percussori
vedevo l’acqua scorrere in un fosso
ora c’è una lunga lingua di cemento
a sorreggere l’acqua
però si sono rivisti i girini
un canale dopo l’altro
un gatto annaffiato d’oro
due pentole belle resistenti
la lampadina che si riflette ben oltre le
prospettive di crescita del PIL
in quante frazioni dovremo
ridurre la nostra testa prima di vedere il vuoto
i conigli saltellano in mezzo a paglia e fieno
non si discute di allergie
si rosicchiano carote e orzo
lentamente
fino alla nascita di una nuova area
di espansione urbana
hanno progettato un mega lotto
che includa case alberghi ristoranti
sventrata la collina
resta solo la parvenza di qualcosa di bello
e la speranza in un l’altroieri migliore
(2007)
28.1.07
19.1.07
vertice
vertice
l’ho preso in un fazzoletto di carta
come una farfalla inerte
come il callifugo che non scalda
dentro un cielo una falda
racconta del deserto in bocca
di un risveglio fatto di bruciore e torpore
di una mano che stizzita
lascia a posto la linguetta della lattina
apice
a scrivere al posto di un letto
come conservare le strutture
come impilare i pelati
sotto le stelle di un presepe
comincia la macabra danza
della guida agli acquisti
un po’ i saldi un po’ internet un po’
non c’è una lira nel tempo trascorso
soffice
quando sto abbracciato al tuo maglione
come se le maglie mi stringessero nei loro intrecci fatti
come un magico incontro di vie
nelle parole che stanno vicine e danno
aria polvere collirio e poesie
vedessi come è strano stamani il vetro
e la condensa la spesa la fila alla mensa
il piatto sbeccato un crostino un gelato
complice
ho sepolto i pensieri in un pozzo di foglie
come un rastrello appeso a una parete nera
come una casa con le crepe d’una sera d’autunno
superficiale quanto basta per non avere ragione
la schedina non da più un tredici che valga
sono spariti i sogni e le panchine di metallo
verdi belle arrugginite ondulate
vere come litigare sotto una pineta
(2007)
l’ho preso in un fazzoletto di carta
come una farfalla inerte
come il callifugo che non scalda
dentro un cielo una falda
racconta del deserto in bocca
di un risveglio fatto di bruciore e torpore
di una mano che stizzita
lascia a posto la linguetta della lattina
apice
a scrivere al posto di un letto
come conservare le strutture
come impilare i pelati
sotto le stelle di un presepe
comincia la macabra danza
della guida agli acquisti
un po’ i saldi un po’ internet un po’
non c’è una lira nel tempo trascorso
soffice
quando sto abbracciato al tuo maglione
come se le maglie mi stringessero nei loro intrecci fatti
come un magico incontro di vie
nelle parole che stanno vicine e danno
aria polvere collirio e poesie
vedessi come è strano stamani il vetro
e la condensa la spesa la fila alla mensa
il piatto sbeccato un crostino un gelato
complice
ho sepolto i pensieri in un pozzo di foglie
come un rastrello appeso a una parete nera
come una casa con le crepe d’una sera d’autunno
superficiale quanto basta per non avere ragione
la schedina non da più un tredici che valga
sono spariti i sogni e le panchine di metallo
verdi belle arrugginite ondulate
vere come litigare sotto una pineta
(2007)
15.1.07
ipocriti domestici trattori della taiga
ipocriti domestici trattori della taiga
finestrelle in gessato marrone
hanno aperto le frontiere all’erba arancione
e mescolano gasolio e betulle
come drappi appesi al vento
sembrano arazzi
palloni belli messi in fila a risplendere
cervelli che hanno smesso di pulsare
sul palco d’una rappresentazione autunnale
scolpiscono parole dette male
veloce è il momento della fuga
neanche sento l’odore della tenda
le poltrone rosa vanno a spasso per la sala
e in un ora di dolce perdizione
fermo i colori in istanti da ringhiera
mi colpiscono gli alberi lungo il viale
…stanno potando i pini stamattina
finestrelle in gessato marrone
hanno aperto le frontiere all’erba arancione
e mescolano gasolio e betulle
come drappi appesi al vento
sembrano arazzi
palloni belli messi in fila a risplendere
cervelli che hanno smesso di pulsare
sul palco d’una rappresentazione autunnale
scolpiscono parole dette male
veloce è il momento della fuga
neanche sento l’odore della tenda
le poltrone rosa vanno a spasso per la sala
e in un ora di dolce perdizione
fermo i colori in istanti da ringhiera
mi colpiscono gli alberi lungo il viale
…stanno potando i pini stamattina
12.1.07
in quanti tasti ho percorso il mondo?
in quanti tasti ho percorso il mondo?
le pieghe del vestito ora mi appaiono vere
ero povero quando cercavo un prato
dove leggere i fogli cosparsi di lettere
mi trovavo su una panchina
tra bottiglie e sesterzi
a acciuffare panna pizza e farfalle
a leggere verdi versi perversi
mi dicevi “Sono strane, lontane,
ma mi piacciono” è un po’ che
non ci vediamo il tempo la vita
le distanze ma le parole sono
ancora quelle vere o false
come un lago in giardino
di Macerata come se l’olio dei treni
non avesse più presa sui vestiti
e la puzza della nafta fosse
un privilegio per pochi ragazzini
non c’è un prurito che valga
la pena di evitare parlare in mezzo
alla neve, toccarmi i capelli rasati e le
doppie punte portare a cena un biglietto
gratta e vinci raccontare il mondo
con gli occhi di un bagno pubblico
anche oggi vedo case in costruzione
là dove c’erano pinete e colline
vedo persone un po’ più sole
una ruota di scorta come compagnia
nel freddo di una musica che percorre
un quartiere non mi sembra che mi resti
molto altro da fare
stringo i denti e tiro su le coperte
domani sarà un altro giorno di nebbia
e rumore
(2007)
le pieghe del vestito ora mi appaiono vere
ero povero quando cercavo un prato
dove leggere i fogli cosparsi di lettere
mi trovavo su una panchina
tra bottiglie e sesterzi
a acciuffare panna pizza e farfalle
a leggere verdi versi perversi
mi dicevi “Sono strane, lontane,
ma mi piacciono” è un po’ che
non ci vediamo il tempo la vita
le distanze ma le parole sono
ancora quelle vere o false
come un lago in giardino
di Macerata come se l’olio dei treni
non avesse più presa sui vestiti
e la puzza della nafta fosse
un privilegio per pochi ragazzini
non c’è un prurito che valga
la pena di evitare parlare in mezzo
alla neve, toccarmi i capelli rasati e le
doppie punte portare a cena un biglietto
gratta e vinci raccontare il mondo
con gli occhi di un bagno pubblico
anche oggi vedo case in costruzione
là dove c’erano pinete e colline
vedo persone un po’ più sole
una ruota di scorta come compagnia
nel freddo di una musica che percorre
un quartiere non mi sembra che mi resti
molto altro da fare
stringo i denti e tiro su le coperte
domani sarà un altro giorno di nebbia
e rumore
(2007)
9.1.07
incantesimo di vetro
incantesimo di vetro
frenesia corre sulle ossa
appunti sparsi
riattaccati nell’armadio dei
pullover – maniaco delle finestre
ho portato le tende al caffè e raddolcito
un cappello con una lavanderia rosa –
gli esempi del bergamotto
lo stadio pieno di teste
l’odore di naftalina
che sale violento dall’armadio
di mia nonna
conservo centinaia di fogli
ricordi di cui non rammento la ragione
li osservo e mi sfugge…
dove ho messo le mie poesie d’amore?
dove sono ora le donne che ho cantato?
il remo col mare in tempesta
rimane a fare compagnia
sta appoggiato sulla barca
e tra i sassi vede un cefalo che
il mare non ha voluto più
è l’azzurro il mio colore?
o è solo un altro polveroso
foglio di carta
il motore perde olio
una macchia nuova ogni mattina
su un cemento che non è mai stato
limpido
mi parlo di bottiglie
di sedie di pali di cemento
nell’inesorabile disfacimento di una vigna
i miei pensieri si perdono
tra i buchi e la ruggine d’una panda bianca
frenesia corre sulle ossa
appunti sparsi
riattaccati nell’armadio dei
pullover – maniaco delle finestre
ho portato le tende al caffè e raddolcito
un cappello con una lavanderia rosa –
gli esempi del bergamotto
lo stadio pieno di teste
l’odore di naftalina
che sale violento dall’armadio
di mia nonna
conservo centinaia di fogli
ricordi di cui non rammento la ragione
li osservo e mi sfugge…
dove ho messo le mie poesie d’amore?
dove sono ora le donne che ho cantato?
il remo col mare in tempesta
rimane a fare compagnia
sta appoggiato sulla barca
e tra i sassi vede un cefalo che
il mare non ha voluto più
è l’azzurro il mio colore?
o è solo un altro polveroso
foglio di carta
il motore perde olio
una macchia nuova ogni mattina
su un cemento che non è mai stato
limpido
mi parlo di bottiglie
di sedie di pali di cemento
nell’inesorabile disfacimento di una vigna
i miei pensieri si perdono
tra i buchi e la ruggine d’una panda bianca
8.1.07
Anatomy of a murder - Alessandro Grimaldi
Domenica 14 Gennaio 2007alle 18:00 alla Galleria Marconi si inaugura la personale di Alessandro Grimaldi, terzo appuntamento del rassegna “Nudi come vermi”. La mostra presenta un progetto intitolato Anatomy of a Murder (Anatomia di un Omicidio) al quale interverranno lo scrittore Lucilio Santoni e l’artista Ivana Spinelli, mentre il testo critico sarà di Luca Panaro. La mostra rientra nella programmazione di “Scie – luoghi quotidiani per linguaggi diversi”, organizzato dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Ascoli Piceno. Durante la serata Gianluca Tappatà leggerà Anatomy of a murder, racconto scritto da Alessandro Grimaldi.
Anatomy of a Murder è un progetto nel quale interagiscono tra loro diverse operazioni artistiche, dalla pittura su tela, alla fotografia, al video, alla letteratura. Denominatore comune tra i diversi percorsi della mostra è la morte. Il punto di partenza nell’allestimento è il primo Snuff Movie della storia: l’omicidio Kennedy ripreso in diretta tv e ritrasmesso in tutto il mondo. Partendo dall’omicidio è proposto un viaggio attraverso l’America degli anni ’60 attraverso i suoi miti, i suoi simboli e le sue contraddizioni. L’omicidio Kennedy rappresenta a tutt’oggi uno dei grandi misteri insoluti del XX secolo, Grimaldi muovendo dalle contraddizioni dell’indagine ufficiale, segue e illustra quella che è la teoria del complotto.
Lo Snuff (letteralmente “tirare le cuoia”) rappresenta un vero è proprio filone cinematografico, che cerca di andare incontro al gusto macabro dello spettatore, attraverso la proposta di immagini violente riprese nel mondo reale.
Il progetto “Nudi come vermi” tende a creare un ponte fra diverse realtà artistiche, facendo nascere un contatto tra artisti giovani ed affermati e incontrando anche l’arte al di là dei confini nazionali. Solo in tal modo si può riuscire a vedere ed estrapolare il bello anche dalle più cupe realtà che ci circondano, in questo modo quello che normalmente è un modo di dire dispregiativo assume una nuova valenza estetica e diventa un nuovo canone di bellezza.
scheda tecnica/technical card
curatore: Luca Panaro
testo critico: Luca Panaro
interviste e ufficio stampa: Dario Ciferri
traduzione di: Patrizia Isidori, Giulia Wilkinson
relazioni esterne e promozione delle attività: Stefania Palanca
fotografia: Marco Biancucci
riprese video: Stefano Abbadini
allestimenti: Marco Croci
progetto grafico: maicol e mirco
webmaster www.siscom.it
dal 14 Gennaio al 14 Febbraio
orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 20
Galleria Marconi di Franco Marconi
C.so Vittorio Emanuele, 70
63012 Cupra Marittima (AP)
tel 0735778703
e-mail galmarconi@siscom.it
web www.siscom.it/marconi
CHI E’ STATO? E PERCHE’?
Sure Creative Lab (nudi come pidocchi)
Poteva essere una tragedia. Una giovane vita carica di speranze stava per essere spezzata. Una promettente carriera stava per essere spietatamente stroncata. Una grande storia d’amore stava per essere brutalmente mutilata. Tutto questo a causa di un gesto gratuito e crudele, motivato dalla stupidità, dalla noia e dal vuoto esistenziale che corrompe la nostra epoca. Ma la vicenda presenta lati oscuri, circostanze poco chiare, dettagli inquietanti. Chi è stato? E perché? Invidie professionali? Vecchi rancori mai sopiti? Motivi passionali? Intrighi internazionali? Riuscirà Sure Creative Lab a svelare l’ennesimo mistero italiano?
Louse Gallery c/o Galleria Marconi, dal 14 gennaio.
Anatomy of a Murder è un progetto nel quale interagiscono tra loro diverse operazioni artistiche, dalla pittura su tela, alla fotografia, al video, alla letteratura. Denominatore comune tra i diversi percorsi della mostra è la morte. Il punto di partenza nell’allestimento è il primo Snuff Movie della storia: l’omicidio Kennedy ripreso in diretta tv e ritrasmesso in tutto il mondo. Partendo dall’omicidio è proposto un viaggio attraverso l’America degli anni ’60 attraverso i suoi miti, i suoi simboli e le sue contraddizioni. L’omicidio Kennedy rappresenta a tutt’oggi uno dei grandi misteri insoluti del XX secolo, Grimaldi muovendo dalle contraddizioni dell’indagine ufficiale, segue e illustra quella che è la teoria del complotto.Lo Snuff (letteralmente “tirare le cuoia”) rappresenta un vero è proprio filone cinematografico, che cerca di andare incontro al gusto macabro dello spettatore, attraverso la proposta di immagini violente riprese nel mondo reale.
Il progetto “Nudi come vermi” tende a creare un ponte fra diverse realtà artistiche, facendo nascere un contatto tra artisti giovani ed affermati e incontrando anche l’arte al di là dei confini nazionali. Solo in tal modo si può riuscire a vedere ed estrapolare il bello anche dalle più cupe realtà che ci circondano, in questo modo quello che normalmente è un modo di dire dispregiativo assume una nuova valenza estetica e diventa un nuovo canone di bellezza.
scheda tecnica/technical card
curatore: Luca Panaro
testo critico: Luca Panaro
interviste e ufficio stampa: Dario Ciferri
traduzione di: Patrizia Isidori, Giulia Wilkinson
relazioni esterne e promozione delle attività: Stefania Palanca
fotografia: Marco Biancucci
riprese video: Stefano Abbadini
allestimenti: Marco Croci
progetto grafico: maicol e mirco
webmaster www.siscom.it
dal 14 Gennaio al 14 Febbraio
orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 20
Galleria Marconi di Franco Marconi
C.so Vittorio Emanuele, 70
63012 Cupra Marittima (AP)
tel 0735778703
e-mail galmarconi@siscom.it
web www.siscom.it/marconi
CHI E’ STATO? E PERCHE’?
Sure Creative Lab (nudi come pidocchi)
Poteva essere una tragedia. Una giovane vita carica di speranze stava per essere spezzata. Una promettente carriera stava per essere spietatamente stroncata. Una grande storia d’amore stava per essere brutalmente mutilata. Tutto questo a causa di un gesto gratuito e crudele, motivato dalla stupidità, dalla noia e dal vuoto esistenziale che corrompe la nostra epoca. Ma la vicenda presenta lati oscuri, circostanze poco chiare, dettagli inquietanti. Chi è stato? E perché? Invidie professionali? Vecchi rancori mai sopiti? Motivi passionali? Intrighi internazionali? Riuscirà Sure Creative Lab a svelare l’ennesimo mistero italiano?Louse Gallery c/o Galleria Marconi, dal 14 gennaio.
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3.1.07
Cola il veleno
Cola il veleno
Dai cartelloni 6 x 3
Il barometro è crollato dalla nebbia
Sino agli angoli più scoscesi della spiaggia
Me lo ricordo un vestito azzurro
E la camicia da notte bianca
Sulla bicicletta
La strada è umida ?
O è l’asfalto che piange?
Tutti sopra tutto il giorno
Senza pietà a cercare impressioni
O di non fare tardi
Li riacquisto i tuoi assalti
Riprendo un interlocutore
E lo metto in un’asta
Fallimentare
Con una casa
Sul lungomare di mattoni gialli
Sono incredibili i sedili di una 127
Incredibili i pini e le scale
Di un paese diroccato
In spiaggia oggi è apparsa una prima
Timida mareggiata
Accenno d’un inverno
Che non c’è
(2007)
Dai cartelloni 6 x 3
Il barometro è crollato dalla nebbia
Sino agli angoli più scoscesi della spiaggia
Me lo ricordo un vestito azzurro
E la camicia da notte bianca
Sulla bicicletta
La strada è umida ?
O è l’asfalto che piange?
Tutti sopra tutto il giorno
Senza pietà a cercare impressioni
O di non fare tardi
Li riacquisto i tuoi assalti
Riprendo un interlocutore
E lo metto in un’asta
Fallimentare
Con una casa
Sul lungomare di mattoni gialli
Sono incredibili i sedili di una 127
Incredibili i pini e le scale
Di un paese diroccato
In spiaggia oggi è apparsa una prima
Timida mareggiata
Accenno d’un inverno
Che non c’è
(2007)
2.1.07
Il sonno della ragione genera mostri: Rockfeller
Cosa sono stati gli anni ’80? Un bel sogno o il sonno della ragione? Un’epoca di grande creatività o l’imperante trionfo del Kitch? Il ritorno a una visione più pacata delle cose o il riflusso delle coscienze? Credo, e un po’ temo, tutte queste cose. Per chi come me gli anni ’80 li ha visti con gli occhi di un bambino di un piccolo paese delle Marche, tutti i discorsi, le luci, i miti e le mode hanno avuto la voce suadente della televisione, dai cartoni animati alle trasmissioni tv, ai film, ai personaggi del cabaret. In questi ultimi mesi sto portando avanti una riscoperta degli anni ’80 sia grazie ai siti internet, fantastico da questo punto di vista Spot 80, sia attraverso la musica.Riascoltare o ascoltare per la prima volta brani di Sabrina Salerno, Jo Squillo, Donatella Milani, i Talking Heads i Duran Duran, danno un’idea dell’atmosfera, dello stile… se poi vediamo i video musicali… Qualche giorno fa ho riascoltato la canzone del Corvo Rockefeller, si il pupazzo mosso dal ventriloquo spagnolo Jose Luis Moreno, che a metà anni ’80 era diventato l’idolo di noi bambini e sono rimasto stupito. La canzone ancora oggi mi diverte come allora (ma io sono un malato di nostalgia) solo che alcuni passi della canzone mi hanno sorpreso perché sono uno specchio preciso di un epoca e di qualcosa che sarebbe venuto poi, con piccola morale finale…
Sono il grande Rockfeller, io posso fare tutto per voi
sono il corvo best seller, avanti dimmi quello che vuoi
- voglio un computer personale,
che mentre sto a giocare, possa fare tutti i compiti per me
sì! –
tutto si può fare quanto può costare?
- un milione due milioni o forse tre –
il problema non c’è
Rock Rock Rock Rockfeller portaci con te,
vola alle Seichelles tra le palme
Rock Rock Rock Rockfeller tutti insieme a te
andiamo a est andiamo nord andiamo a sud
atterriamo in Perù
Per il grande Rockfeller, i soldi non finiscono mai
largo […] Rockfeller, esprimi il desiderio che hai
- voglio uno Shuttle personale, ci vado ad assaggiare
la via lattea con la panna ed i bignè
sì! –
tutto si può fare quanto può costare?
- un miliardo due miliardi o forse tre –
il problema non c’è
Rock Rock Rock Rockfeller portaci con te,
plana sulle Antille sull’Habana
Rock Rock Rock Rockfeller tutti insieme a te

andiamo a est andiamo nord andiamo a sud
atterriamo a Corfù
- forza forza Rockfeller, adesso fai felice anche me -
dimmi dimmi cosa c’è - fai uno sforzo come quando, tu regalasti a Noè –
ah ah!
- per la squadra del rione voglio un asso del pallone
che assomigli a Maradona e a Platinì
sì! –
tutto si può fare quanto può costare
- un triliardo due triliardi o forse tre –
il problema non c’è
Rock Rock Rock Rockfeller, vola a Disneyland
quante cose belle, per sognare
Rock Rock Rock Rockfeller, sempre insieme a te
andiamo qui andiamo lì – basta così
vi riporto a Forlì –
Vi saluta Rockfeller, gli impegni non finiscono mai
- ma perché ci vuoi lasciare –
tutti vogliono Rockfeller, da Cipro da Pechino alle Hawai
- ma prima di volare ci devi procurare
- un amico un altro amico come te –
eh???
tutto si può fare ma non si può comprare
un amico è cosa rara quando c’è
la più cara che c’è
Rock Rock Rock Rockfeller vola vola e vai
ciao ciao ciao Rocfeller torna presto
Il testo è molto banale, si potrebbero fare diverse riflessioni sul valore diseducativo del messaggio di questa canzone, ma non è questo il mio scopo. Ascoltandola mi ha sorpreso il fatto che un asso del pallone, che deve essere la sintesi dei due più grandi campioni degli anni ’80, debba costare più di uno Shuttle. Certo anche questo poteva essere possibile nel mondo di Rockfeller, dal momento che era stato lui a mettere a disposizione di Noè l’Arca per salvare le specie animali… ma poi Rockfeller ci sarà salito sull’arca con una compagna o avrà avuto uno Yacht proprio? Sembrano sciocchezze, ma l’idea di pagare cifre astronomiche un calciatore a noi sembra una cosa normale, eppure è lo sforzo più grande che viene richiesto al "povero" corvetto, un’autentica iperbole per l’epoca se pensiamo che Roberto Baggio nel ’90 sarà pagato 21 miliardi circa dalla Juventus (cifra che oggi fa sorridere). Altra curiosità è l’innocenza con cui ancora si parla di computer, averne uno che facesse i compiti era un sogno di molti allora… chissà se oggi la tecnologia c’è arrivata? Sono davvero tanti anni che non faccio più i compiti.
In effetti la strofa meno riuscita è la seconda, mentre fa sorridere la morale finale sull’amicizia, un po’ banale e discretamente paracula. Nel 2007 bisogna fare presente che tutte le cifre di cui si parla sono espresse nelle vecchie lire, e che in fondo 3 miliardi di lire per uno shuttle era un prezzo onesto…
Il corvo Rockfeller è stato una meteora nella televisione italiana, così come il ventriloquo che lo animava, che era palesemente incapace, erano evidenti i movimenti della bocca quando il corvo parlava, ma nei 2/3 anni di celebrità produsse un autentico merchandising, dai dischi ai pupazzi (originali e farlocchi) fino ai costumi di Carnevale…
Un interessante contrasto esiste però tra il corvo amico dei bambini della canzone e quello che si vedeva in tv, più sfacciato e sboccato, faceva apprezzamenti sulle belle signorine e metteva in ridicolo il povero Luis Moreno, come se non ci riuscisse già abbastanza da solo.
Rockfeller appartiene a una televisione che non c’è più, dove una persona poteva raggiungere il successo anche se aveva poco talento… è cambiato molto da allora? Alla fin fine mi sembra di no.
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1.1.07
Buon anno e buone feste
Un vecchio spot che sarebbe bello rivedere in tv. O saranno solo i ricordi della mia infanzia, a farmi sembrare poetica questa pubblicità? non lo so, ma averlo rivisto mi ha messo di buon umore
buone feste
dario
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