2.8.08

che sia una spugna a dare il ritmo alla mia vita

che sia una spugna a dare il ritmo alla mia vita
una scatola di meccanico
alcuni pezzi di lego montati alla rinfusa
che sia un giaciglio a farmi da caserma
un podere ad accogliere i miei tormenti
una scuola a focalizzare l'angoscia
che sia una donna a sorridermi e a non dire nulla di più
del tempo che trascorre
che sia una donna a segnare il passo alla mia povertà
che di notte attraversi fiumi di catrame
e veda dighe ogni giorno più asciutte
piante finocchi
file e file di granturco
con gocce d'acqua a cadere come il fumo di un metronomo
che la parola esca scarna dalle unghia
la voce roca
il pallido muggire di una stalla riempia le battute
di un orchestra


stanotte l'aria l'hanno carcerata
e nei jeans sento il fuoco
che stringe l'estate
ho sbagliato molto non solo i pantaloni
ma adesso le canne ondeggiano al vento



(2008)

2 commenti:

Martina ha detto...

ho riletto la poesia...
come ti dicevo, mi aveva colpito la contrapposizione tra le due figure femminili...
adesso non sono più tanto sicura: l'interpretazione, se così si può dire, la chiave di lettura può essere duplice.
Da un lato, ciò che ti avevo scritto (contrapposizione tra connotazione positiva e negativa); dall'altro forse i due volti della stessa medaglia.
Una donna che non ti è nemica e continua a sorriderti, prestandoti almeno un pò di attenzione, anche se in fondo, non fa altro che scandire una lontananza fisica e temporale che si protrae, e, al contempo, amplifica il senso di vuoto e "povertà" (sentimentale? emotiva?).
Del finale rimango della stessa opinione precedentemente espressa.
Le immagini sono belle, come sempre, il vissuto molto attuale...
Ci vuole coraggio... sempre e comunque...

robynut ha detto...

Ciao.. oggi ho aperto un altro blog, ufficioso, per così dire. Per dirtelo, così, credo richiamerà i post che pubblicavo sul sito dove ci siamo conosciuti, mesi e mesi fa. Mi sa che lo terro' per me e pochi altri. Saluti.