6.10.06

Enrico

Enrico mangiava la mela. La mela stava ferma, dolorante, nella mano di Enrico, non trovava la forza di fare niente non urlava, non si muoveva non…

Era cresciuta felice ed allegra in un campo, nella fila di un frutteto il sole la scaldava e la faceva arrossire con il suo continuo guardarla, lei stava lì appesa, beata, il mondo le scorreva vicino ma era lontana dal caos della vita cittadina, la mela era appagata dalla sua vita in campagna, poi però l’autunno arriva, per tutti.

Strappata con la violenza al suo ramo, l’avevano sbattuta in una cassetta di plastica verde, ed eccola una mela sballottata in ogni dove, e perché poi? Era questo che non capiva, perché?

Affrontata una dura selezione si era ritrovata impacchettata con altre mele in una cassettina bassa ed era stata sbattuta in una cella frigorifera: il freddo la solitudine in mezzo a tante solitudini.

Il sole torno all’improvviso e pian piano prese la forma del tubo al neon del banco frutta di un supermercato SMA di Torino… ma durò poco

Conobbe Enrico. Lo vide ma non pensava che sarebbe potuta andare via con lui, quando la prese fu invasa da una strana sensazione, un misto di entusiasmo e di angoscia che la facevano fibrillare, sentiva che finalmente qualcosa stava cambiando nella sua vita che tutto da ora avrebbe preso un senso… tutto.


2 commenti:

aitan ha detto...

La povera mela capì quel giorno che non ci sarebbe stato ritorno.

(Un uomo al giorno, toglie la mela di torno!)

Anonimo ha detto...

povera melaaaaaaaaa